Le fave: legumi ricchi e buonissimi!

Anche la storia delle fave, come altre coltivazioni tipiche siciliane, risale a tempi antichi di cui i paesi del bacino del Mediterraneo grazie all’intervento dei greci e delle popolazioni arabe sono stati la culla. Si pensa infatti che la diffusione della fava sia arrivata proprio da lì, iniziando la strada dal Medio oriente, partendo dall’Anatolia per poi risalire verso la Grecia, arrivando in Italia e infine in Europa o seguendo un altro percorso che partendo dal delta del Nilo verso ovest è giunto in Africa e poi fino all’India. Oramai la fava risulta coltivata in tutto il mondo, specialmente in Asia, pochissimo nelle Americhe e in Australia.

In Italia trova terreno fertile sopratutto in Sicilia e nelle aree Mediterranee.

Il ciclo biologico

La fava appartiene alla famiglia delle Leguminose, che è una delle più vaste del mondo vegetale alla quale appartengono anche le lenticchie, i ceci, la soia, i fagioli, usati già anticamente dall’uomo, ma anche il lupino, la cicerchia, il carrubbo e tanto altro.
Il ciclo biologico della fava può variare in base a diversi fattori, per esempio con la semina autunnale dura circa 7 mesi, meno con la semina primaverile. La raccolta si effettua in estate, alla fine di giugno ed è importante porre molta attenzione alla conservazione post-raccolta perché le fave sono fra i legumi più esposti alle avversità, come la presenta di piccoli parassiti. Le fave possono essere coltivate in orto, in quel caso si raccolgono i baccelli verdi da utilizzare freschi, oppure a pieno campo, in questo caso si utilizza il seme secco che si trova tutto l’anno in commercio. In generale si tratta di una pianta miglioratrice, che veniva coltivata un tempo in rotazione al frumento per arricchire il terreno.

La fava larga di Leonforte

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La fava larga di Leonforte è una varietà tipica, oggi tutelata dal presidio Slow Food. E come indica il nome è molto diffusa nell’entroterra siciliano, tra i comuni di Leonforte, Assoro, Nissoria, Enna e Calascibetta, un’ampia zona verde tra l’arida campagna ennese. La lavorazione avviene in modo manuale, come leggiamo sul sito della Fondazione Slow Food. Tra novembre e dicembre si depositano i semi, quando le piante cominciano ad avvizzire si falciano e si fanno essiccare. Poi per separare il seme da altri resti “si buttano in aria, con un tridente, nelle giornate di leggera brezza”.

Questa tipologia di fave cuoce facilmente senza aver bisogno di lunghe ore di ammollo. Quelle fresche, verdi, raccolte a marzo si bagnano nel sale con le cipolle e si mangiano così, magari accostate a un buon formaggio, oppure si può fare una specie di frittata, soffrigendole in olio evo con cipolla e pancetta.

Proprietà delle fave

Oltre il sapore unico, che approfondiremo prossimamente con delle ricette ad hoc su questo blog (seguiteci!), non dimentichiamo che la fava ha moltissime proprietà benefiche. Innanzitutto pochissimi grassi e tanta acqua, fibre, proteine e ferro. E’ ricca di sali minerali, come potassio, rame, fosforo, calcio, insieme alla vitamina B1, indispensabile per fornire energia al nostro corpo attraverso i processi metabolici. Questo in particolare se ci riferiamo alle fave fresche, perchè quelle essiccate sono più caloriche e hanno valori leggermente diversi.
Inoltre la fava é una importante fonte vegetale anche di acido folico, appartenente alla famiglia delle vitamine del gruppo B che serve per supportare le funzioni del sistema nervoso e aiutare il metabolismo. Per questo possono essere indicate nei casi di affaticamento mentale e fisico.

Le fave in cucina

La forma comune in cui è possibile trovare le fave è quella decorticata, ovvero ricavate dalle fave intere, spezzate decorticate, (prive di tegumento).

Le fave possono essere utilizzate in modo diversi.

  • cotte a vapore o bollite: per creare purè e accompagnamenti per esempio per verdure dal sapore amaro;
  • secche: con tegumento richiedono ammollo, quelle senza tegumento non ne hanno bisogno;
  • fresche: ricche di minerali e sono ottime per accompagnare formaggi e salumi.

Ricordate che le fave fresche possono essere conservate in frigorifero per circa 3 giorni prima di essere consumate, e per mangiarle va tolta l’escrescenza visibile sul seme. Quelle secche possono tranquillamente essere conservate per lungo tempo, in un luogo asciutto e fresco. Arrivato il freddo, vi torneranno molto utili per preparare deliziose minestre e trasferire il cambio di stagione anche in cucina.

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