Fioritura del miele: un miracolo della natura

Oggi parliamo di miele. Un ingrediente zuccherino e molto energetico, fornito direttamente dalla natura, che all’uomo non resta che cogliere. Ma come nasce il miele e sopratutto cosa sono quelli noi chiamiamo erroneamente “gusti” del miele?

Il miele innanzitutto oltre che dall’ape viene creato grazie a un lavoro armonioso tra natura e insetti. La fioritura è infatti l’evento da cui prende origine il miele, grazie al lavoro di impollinazione che le api, così come tutti gli insetti, svolgono in natura.  Per questo anche il miele e le api sono vittima dei cambiamenti climatici e delle nuove tecniche  utilizzate in agricoltura. I cambiamenti climatici influenzano infatti la fioritura che negli anni cambia le proprie tempistiche e qualità, causando evoluzioni anche nell’impollinazione. Così allo stesso tempo le nuove sostanze chimiche introdotte sfidano le specie animali e vegetali ad adattarsi.

Impollinazione con apiMa oggi più che focalizzarci sulle evidenze di questi cambiamenti, che meritano uno spazio a parte, vogliamo affrontare un argomento più semplice, ma non meno importante che è quello della produzione del miele, il cui processo rimane per molti di noi ancora sconosciuto.

LA FIORITURA DEL MIELE

Tutto inizia partendo da quello che ci hanno insegnato a scuola: l’impollinazione. Come sappiamo le api si posano sui fiori per raccoglierne il nettare, una sostanza zuccherina che diventa per loro nutrimento. Così contribuiscono contemporaneamente alla diffusione del polline dei fiori e quindi alla nascita di nuovi esemplari. Il nettare viene portato all’alveare. Qui sarà preso in prestito dalle “operaie” che si occuperanno di stiparlo nei favi dove grazie al vento creato da un modo particolare di battere le ali,  sarà conservato alla giusta temperatura. In sostanza il nettare è un nutrimento da poter utilizzare fresco o che attraverso questo meccanismo può conservarsi a lungo termine, al fine di garantire il sostentamento degli insetti anche nei mesi meno produttivi.

Da qui nasce il miele seppure solo una parte di quello prodotto viene raccolto, proprio per garantire la giusta quantità delle scorte all’alveare, non prelevando quindi quello che si trova sotto il “melario”.
Capiamo dunque come quelli che noi in realtà percepiamo come i gusti del miele siano di fatto il risultato della fioritura. Cioè identificano la pianta da cui il miele proviene. Per questo esistono due tipologie: il miele “millefiori”, proveniente da più fiori e il miele “unifloreale”, anche se è comprensibile come non sia possibile indirizzare le api verso una unica tipologia di pianta. Il miele unifloreale identifica quindi un miele proveniente principalmente da una specie di pianta, magari perché molto diffusa in una zona, come per esempio il miele di arancio, di cardo, di sulla e così via. Non a caso le zone che contribuiscono maggiormente alla produzione di miele unifloreale sono il Sud Italia, la Sicilia e la Sardegna.

La cosa interessante è che ogni miele unifloreale presenta delle caratteristiche organolettiche e di gusto diverse.
Il miele di agrumi per esempio, fra i più apprezzati e conosciuti al mondo, ha un colore molto chiaro e un odore intenso. Molti lo descrivono come un miele fresco, dal gusto floreale. Diversa è invece la percezione del miele di cardo, che ha un colore tendente all’ambrato seppure chiaro e un odore meno intenso. Il gusto invece ha dei sentori di fiori e frutti all’inizio per poi trasformarsi con la permanenza in bocca.

Avendo chiaro il processo di formazione del miele, è comprensibile come sia composto per circa il 90% da zuccheri, come fruttosio e glucosio. Per questo è un alimento molto energetico, fonte di zuccheri semplici ed è l’unico che non passa attraverso una trasformazione prima di essere distribuito.

Abbiamo capito come viene prodotto il miele, ma vediamo adesso alcune particolari tipologie di api.

L’APE NERA SICULA

L’immaginario collettivo ci fa pensare all’ape con i soliti colori giallo e nero, pensando che queste siano tutte uguali, ma non è così. Fra queste l’ape nera sicula (o ape nera siciliana) è una cugina dell’ape nera africana con il petto nero e le ali più piccole e con caratteristiche particolari e che oggi è tutelata come Presidio Slow Food in Sicilia.
Quest’ape ha rischiato di essere abbandonata intorno agli anni ’70, sostituita dalle api ligustiche importate dal nord Italia. L’estinzione è stata schivata grazie alle ricerche di Pietro Genduso, un etnomologo siciliano, che trasmettendo il proprio sapere a Carlo Amodeo, allora suo studente, ha contribuito all’apprezzamento e alla tutela di questa specie. Oggi Amodeo è il titolare di uno degli allevamenti più importanti in Sicilia di ape nera sicula.

L’abbandono di quest’ape avvenne di fatto a seguito della sostituzione dei bugni tradizionali. Gli ultimi esemplari furono ritrovati a Carini, un paesino in Provincia di Palermo e lo stesso Carlo Amodeo li prelevò per assicurarne una riproduzione in purezza, portandoli sulle isole di Filicudi e Vulcano. Fu grazie a lui che nel 2008 venne intrapreso il Presidio Slow Food, proprio per salvaguardare questa specie che oggi può contare su 8 allevatori in Sicilia.

ALLEVARE L’APE NERA SICULA

L’ape nera sicula presenta una serie di caratteristiche speciali che la rendono anche molto adatta all’allevamento.
Si tratta di un’ape docile e forte, per la quale non è necessario neanche utilizzare la maschera, caratteristica ben diversa dall’ape nera africana, che invece risulta molto più aggressiva.La maggiore varianza genetica la rende più resistente. Inoltre sviluppa la covata anche in inverno quando altre api la sospendono, producendo quindi api giovani anche tra dicembre e gennaio. Inoltre, dato che per sostenere la covata è necessario il polline, l’ape nera siciliana impollina maggiori superfici e per questo è molto utile per le colture protette come quella delle fragole e del cantalupo.
È un’ape capace di essere produttiva anche a temperature climatiche elevate intorno ai 40 gradi, non rare in Sicilia, anche questa una caratteristica insolita rispetto ad altre api.

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